Passione, entusiasmo e crescita: intervista a Riccardo Angeleri

  • Jun. 10, 2026

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Nel suo percorso da dietista a Responsabile di Area Riccardo ci racconta come è possibile coniugare competenze nutrizionali e manageriali e quanto il lavoro di squadra può fare la differenza

 

Entrato in Sodexo nel 2018 come dietista, oggi Riccardo è Responsabile di Area in Piemonte per realtà di primo piano nel settore educativo e formativo. La storia di Riccardo parla di curiosità, crescita e di una convinzione profonda, quella che fare bene il proprio lavoro significhi fare qualcosa di più grande di sé stessi. 

Come sei arrivato in Sodexo e al ruolo che ricopri oggi?

Mi sono laureato in dietistica nel 2010 e ho subito iniziato a lavorare nella ristorazione collettiva, occupandomi di controllo qualità, diete e sicurezza, senza una tabella di marcia precisa, ma con il desiderio di imparare. Lo immaginavo come un lavoro temporaneo, in attesa di capire cosa avrei voluto “fare da grande”.

Nel 2018 sempre come dietista sono entrato in Sodexo e l’anno successivo ho iniziato a ricoprire il ruolo di Responsabile di Sito per le scuole, gestendo centri cottura man mano più grandi, fino a coordinare la produzione di oltre 4.000 pasti al giorno. Non l'avevo pianificato, ma ho scoperto di amare moltissimo questo nuovo ruolo: unire le competenze nutrizionali a quelle gestionali, in contesti ogni volta diversi, è qualcosa che mi dà energia ogni mattina.

Nel 2024 ho ricevuto la proposta di diventare Responsabile di Area e l’anno successivo, dopo un periodo di prova e affiancamento, è arrivata la nomina ufficiale.

Cosa ti ha convinto a scegliere la ristorazione collettiva?

Per un dietista non sembra la scelta più ovvia. Mi sono ricreduto quasi subito perché è un ambiente in cui non ci si annoia mai e in cui ogni situazione difficile, una volta superata, restituisce una soddisfazione che non trovi facilmente altrove e sia motivo di crescita costante. 

A questo aggiungerei che c'è stato un incontro fondamentale per me: il colloquio con il mio allora responsabile in Sodexo, Piergiorgio Buttigliero. Al primo incontro con lui ho capito che era la persona giusta da seguire per crescere davvero e tuttora gli sono molto riconoscente. In Sodexo ho trovato persone che mi hanno spinto a dare di più, e quella spinta ancora oggi fa la differenza.

In Piemonte sei un Ambassador di Stop Hunger. Ci racconti come hai cominciato?

Quasi per caso. Era il maggio 2022 e mi hanno proposto di aderire alla rete di volontariato Stop Hunger: ho risposto subito di sì. Poi è arrivato il progetto natalizio "Piccoli gesti di bontà", e lì ho capito il valore reale che poteva avere il nostro contributo.

L'idea era semplice: preparare delle scatole di Natale da donare a persone in condizioni di fragilità. Insieme ai miei colleghi abbiamo coinvolto il territorio, collaborando con il "Ranch delle donne" di Nichelino (To). E la risposta ci ha sorpresi molto perché oltre ai colleghi hanno aderito i nostri clienti e i genitori delle scuole in cui lavoriamo, che a loro volta portavano le loro scatole nei nostri uffici. Spontaneamente, cogliendo la bontà dell’iniziativa. Ogni anno il progetto cresce e l’idea stessa di poter essere d’aiuto verso chi ne ha bisogno mi emoziona.

Cosa significa per te, e per chi lavora con te, sapere che l'azienda sostiene queste cause?

Genera un orgoglio che è difficile da spiegare a chi non lo ha vissuto. Ti fa sentire parte di qualcosa che va oltre il turno di lavoro, oltre il contratto. Quando vedi l'impatto concreto di quello che fai sulla comunità, quando ricevi un ringraziamento sincero, capisci che stai contribuendo a qualcosa che conta davvero molto.

Per il tuo impegno nel sostenere la causa di Stop Hunger hai ricevuto un riconoscimento internazionale. Vuoi parlarcene?

È stata un’emozione fortissima e una bellissima sorpresa. Sono stato chiamato in sede a Milano per ricevere un attestato di riconoscimento direttamente dal nostro Amministratore Delegato alla presenza di tutto il Comitato di Direzione, a cui ho potuto raccontare il nostro impegno di team e come tutti i colleghi, ma anche i nostri clienti, si siano mobilitati per la buona riuscita dell’iniziativa delle Scatole di Natale.

Nelle tue parole emerge costantemente il concetto di "fare squadra". È questo il cuore del tuo modo di lavorare?

Da 1 a 10, lo spirito di squadra conta 100. Non è retorica. Nei miei primi giorni in Sodexo i colleghi mi invitarono a una camminata in montagna per fare gruppo. Un gesto di enorme valore per me. E quel gesto mi disse più di qualsiasi ulteriore benvenuto.

Credo che il vero compito di un leader sia costruire fiducia. Quando le persone si sentono parte di un team, non ingranaggi, ma persone, vanno oltre il "compitino". Smettono di pensare alla singola piastrella da pulire e cominciano a vedere il pavimento intero, la stanza, l'edificio. Ne beneficia il servizio, ne beneficia l'azienda, e ne beneficiamo tutti noi come esseri umani.

Cosa diresti a un giovane che vuole intraprendere un percorso simile al tuo?

Di avere buona volontà. Le competenze tecniche si imparano, si affinano, si aggiornano. Ma la voglia di fare la differenza, la predisposizione ad imparare ogni giorno, quelle vengono da dentro. In Sodexo, se c'è l'impegno, non c'è davvero nulla di impossibile.

 

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